“Da qualche settimana abbiamo avviato una collaborazione con una azienda di San Casciano per realizzare mascherine in questa fase di emergenza da coronavirus. Noi ci mettiamo il polipropilene tre strati, ovvero il TNT (tessuto non tessuto) che abbiamo in magazzino e che normalmente viene usato in agricoltura. Leggendo le delibere regionali abbiamo capito che potevamo usare questo materiale. E lo abbiamo fatto.  Ne abbiamo già prodotte 500 di mascherine e distribuite 350 ai nostri soci e clienti”.

E’ l’intuizione che la Cantina Colline del Chianti, cantina cooperativa con 260 vignaioli associati e produzione nel cuore della Toscana, ha avuto: impiegare un materiale normalmente usato in agricoltura, per le pacciamature, per fare il filtro delle mascherine chirurgiche. Ma da sola la Cantina non avrebbe potuto realizzarle. Così è nata la collaborazione con una azienda di San Casciano, CiPiErre srl, circa 10 dipendenti che si occupano di maglieria per conto terzi e per la propria vendita.

“Sono tutte rigorosamente rispettose dei criteri regionali, del prototipo e delle dimensioni previste dalla Regione Toscana con tre strati di polipropilene”, fa notare Malcolm Leanza, presidente della Cantina Colline del Chianti.

“La Regione ha prontamente applicato uno degli articoli del “Cura Italia” dando le linee guida per la realizzazione delle mascherine. E abbiamo deciso di sostenere la realizzazione di un prodotto che usa anche filtri che arrivano dall’agricoltura – spiega Leanza – Non eravamo consapevoli delle caratteristiche del materiale che abbiamo in magazzino. Lo abbiamo capito studiando le ordinanze regionali”.

“La lavorazione delle nostre mascherine viene fatta da un laboratorio semindustriale della zona del Chianti che era chiuso e che adesso può tentare una riconversione, anche se minima. Almeno non alimentiamo il mercato folle che è nato in questi giorni a prezzi da sciacalli. Non solo, il tessuto delle maschere è il cotone. La filatura di questo cotone viene fatta in Italia dalla Filartex Spa di San Pancrazio, vicino a Brescia, una delle zone più colpite dal coronavirus. E’ il nostro modo di dare un contributo in questa fase così complessa”.


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